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Wawat
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mwawWawat è il nome dato dagli Egizi alla zona a sud di mwbaAssuan.cite-ref-1[1] e secondo numerosi testi dell'mwcqantico Egitto, da questa vasta regione della mwcgNubia, compresa fra il 18º e il 25º mwcwparallelo di mwdalatitudine nord, proveniva l'oro dei mwdqfaraoni.

Questa regione si divideva in tre grandi zone: da quella più a nord, in territorio egiziano, proveniva l'oro di mwdwCopto estratto dalle miniere del mweaUadi Hammamat,cite-ref-2[2] e dei mwfqWidian di mwfgSilsila e Abbad; la zona centrale forniva l'oro di Wawat estratto dalle miniere dei mwgaWidian Allaqi, Gabgaba e dei loro tributari, in territorio sudanese; dalla zona meridionale arrivava, l'oro di Cush, estratto dalle miniere vicine al mwgwNilo, da mwhaBuhen a mwhqKerma. Una carta geografica di mwhgJean Vercoutter, pubblicata sulla rivista “Kush” (VII,1959), illustra graficamente questa divisione. La regione che ha fornito il maggiore quantitativo d'oro affluito nell'arco dei millenni ai templi e nelle “casse” dei faraoni era quella di Wawat.

Contents

Note

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Gli “annali” di Thutmose III

Gli mwigannali di mwiwThutmose III sono incisi su una parete del mwjatempio di Karnak, all'altezza del sesto mwjqpilone: una precisa contabilità voluta da questo mwjgfaraone. Viene elencato con esattezza il metallo prezioso arrivato in Egitto nel corso di tre anni del suo regno: 34, 38 e 41. Nel corso di questo periodo la desertica regione di Wawat produsse 8542 mwjwdeben di oro. Il deben, un'unità di misura degli antichi egizi, equivale a 91 grammi, quindi, nel corso dei tre anni, entrarono in Egitto circa 776 chili del prezioso minerale. Per meglio comprendere il divario produttivo tra Wawat e le altre regioni aurifere è sufficiente sottolineare che durante gli stessi tre anni, la regione di Cush produsse 592 deben d'oro, circa 53 chili.

Le fonti arabe

Quando gli arabi conquistarono l'Egitto nel mwkg642 d.C., ebbe inizio la prima corsa all'oro tramandata dalla storia. Furono soprattutto le miniere della regione di Wawat, nel Wadi Allaqi, ad attirare i cercatori in virtù della grande quantità d'oro che fornivano. Lo storico arabo al-Yaqubi così sottolineava l'importanza di questa zona alla fine del mwlaX secolo: mwlq“Wadi Allaqi è come un'immensa città, molto popolata da arabi e non arabi, tutti cercatori d'oro. Gli abitanti hanno al loro servizio schiavi neri che lavorano nello sfruttamento di queste miniere. Le pepite d'oro… vengono messe in barre”

L'inaridimento del deserto: difficoltà di percorrenza delle piste per Wawat

Il progressivo processo di inaridimento del deserto è evidenziato da un testo risalente al faraone mwmaRamses II (mwmq1295 a.C, mwmgXIX dinastia egizia) inciso su una mwmwstele trovata a mwnaKuban', località sul mwnqNilo, oggi scomparsa sotto le acque del mwnglago Nasser, che era luogo di partenza delle carovane per Wawat. Sulla stele si legge: mwnw“Solo pochi uomini della carovana per il lavaggio dell'oro erano in grado di giungere fin laggiù e soltanto metà di loro ritornavano fin qui, poiché essi morivano di sete lungo la strada, con gli asini che spingevano davanti a loro. Non c'era possibilità per gli uomini di trovare, sia all'andata che al ritorno, altra acqua se non quella contenuta nelle otri di pelle…”

Missioni di Alfredo e Angelo Castiglioni: la ricerca della pista faraonica più breve per Wawat

Diverse missioni archeologiche effettuate tra il 1989 e il 1994 dai fratelli archeologi mwogAngelo e Alfredo Castiglioni, hanno permesso di scoprire l'antica città' di mwowBerenice Pancrisia e di definire l'itinerario più breve che dal Nilo conduceva a Wawat. Il percorso iniziava da Miam (Aniba), capitale amministrativa e sede del Viceré, nella Bassa Nubia, e raggiungeva Wawat coprendo uno spazio più breve rispetto a quello delle piste partenti da mwpqAssuan e Kuban'. Un itinerario, quindi, che riduceva il rischio, per uomini e animali, di perire di sete. Il ritrovamento, nel febbraio del 1990, di un'mwpgiscrizione mwpwgeroglifica di circa un metro e mezzo di lunghezza, sembra confermare l'itinerario. Incisa sull'arenaria di un riparo, risale alla mwqaXVIII dinastia egizia, oltre 3300 anni da oggi. Nelle vicinanze si trovano numerosi frammenti di anfore, per contenere acqua, risalenti allo stesso periodo. Nell'iscrizione si legge la frase: mwqq“Il principe di Miam, mwqgHekanefer. Quindi, un personaggio importante, di sicuro un mwqwSementi che fu inviato dal mwrafaraone alla ricerca della pista più breve e sicura per Wawat o delle sue miniere d'oro.

Note

cite-note-11. Margaret Bunson, mwswEnciclopedia dell'antico Egitto, pag.295
cite-note-22. Maurizio Damiano-Appia, mwtwDizionario enciclopedico dell'antico Egitto e delle civiltà nubiane, pag. 272

Bibliografia

• Alfredo e Angelo Castiglioni, Jean Vercoutter – L'Eldorado dei Faraoni – Istituto Geografico De Agostini, 1995.
• L'Eldorado dei faraoni, cronaca di un film estremo – Archeologia Viva n.109 – gennaio, febbraio 2005
• Oro della Nubia – Archeologia Viva n, 163 – gennaio, febbraio 2014
• Documentario “Pharaonic Track”, presentato alla mwvgRassegna internazionale del cinema archeologico di Rovereto
• Margaret Bunson, mwwaEnciclopedia dell'antico Egitto, Fratelli Melita Editori, ISBN 88-403-7360-8
• Maurizio Damiano-Appia, mwwwDizionario enciclopedico dell'antico Egitto e delle civiltà nubiane, Arnoldo Mondadori Editore, ISBN 88-7813-611-5

Voci correlate

• mwygThutmose III
• mwzaKarnak
• mwzgOro
• mwaaNubia
• mwbaSementi

Collegamenti esterni

• Iveco Pharaonic Track mwca